Vetri rotti in città

Circa vent’anni fa James Wilson e George Kelling,  due criminologi americani,  lanciano una tesi che è passata alla storia come teoria delle “broken windows”: scrissero che, se in un condominio si rompe una finestra e nessuno l’accomoda, presto ci saranno altri vetri rotti, e ancor più presto tutto il quartiere diventerà un luogo a rischio e poco sicuro.   E se tutto questo fosse lo spunto per nuove situazioni (di progetto): incrociare per strada delle sedie abbandonate, rotte, a brandelli, praticamente rifiutate; osservare il quartiere delle favelas (qualora ci fosse permesso) o pensare a  containers abbandonati e arrugginiti nei porti per un nuovo uso? La bellezza rimane a quanto pare unica ancora di salvataggio per ridarci sicurezza: e  grazie al lavoro di architetti, artisti e designer possiamo trovare spunti di bellezza anche da situazioni di ordinaria visione. Facciamo i nomi:  ho scelto 3 artisti. Penso che in questo momento siano tra i migliori, ognuno nel proprio campo. Nicholas Lacey : Architetto. Londinese. Una bella idea: riutilizzare i container (mobili) muticolor per la concezione di nuove architetture (immobili). Un gioco tipo “lego” applicato alla costruzione. Ne consegue un risultato a dir poco sorprendente! Martino Gamper : Designer. Udinese. Classe 1969. Un modo di  operare giocoso e sui generis, sicuramente l’applicazione dell’intelletto per creare/studiare/inventare nuove tipologie partendo dall’esistente. Seguo da tempo Martino e credo che sia davvero uno dei pochi italiani, in questo momento, a “fare” un design basato su una scelta poetica ben precisa e a perseguirla. Dionisio Gonzalez : Artista. Spagnolo. Una interessante rielaborazione fotografica delle favelas. Sembrerebbero quasi architetture Olandesi ad un primo colopo d’occhio. 

In fondo la teoria dei vetri rotti dice anche questo: bisogna semplicemente sostituire il vetro rotto con uno più bello affinchè non se ne rompa un altro. Un compito apparentemente semplice.

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12 Responses to “Vetri rotti in città”

  1. Martino Gamper Says:

    Caro Nicola , in bocca al lupo anche a te e al tuo lavoro. A presto
    Ciao, Martino

  2. Antonia Says:

    forse è vero, ho notato che in luoghi riqualificati c’è meno delinquenza: penso a vienna o ad alcune città del nord tipo stoccolma, oslo etc etc. in queste città il valore degli architetti è sicuramente maggiore rispetto all’italia ahimè…

  3. Nadia Says:

    A Roma abbiamo ancora tanti vetri rotti, complimenti per il blog.

  4. Emmanuele Pilia Says:

    Le considerazioni che poni sono veramente interessanti, e tra le altre cose parlavo di questo proprio oggi a dei ragazzi che sto seguendo per dei seminari in delle superiori dei nostri comuni “comuni” etruschi. Anche se giovani, questi studenti erano già increduli… Considera che alcuni non credevano che le immagini che gli ho fatto vedere fossero vere… Proprio qualche minuto fa ho letto una mail di uno di loro che era andato a cercare più info su google e si scusava per non avermi creduto a scuola…

  5. Nicola Auciello Says:

    Un po’ di risposte veloci (questa volta personalizzate):

    (Per Emmanuele)
    – Mi auguro solo che questi piccoli imput possano essere uno dei tanti spunti per i tuoi ragazzi per pensare e riflettere : in fondo, a volte,…basta poco! E’ il nostro motto…no?

    (Per Nadia)
    – di vetri rotti a Roma? beh si tanti forse troppi; il vero problema è che spesso, quando accade non vengono sostituiti con altri più belli…..anzi ;-)

    (Per Antonia)
    – le statistiche infatti ci confermano tutto questo!

    (Per Martino)
    – a presto!

  6. Nicola Auciello Says:

    …a proposito della teoria dei “vetri rotti”, il n. 482 di Abitare (maggio 2008) dedica la copertina e un ampio articolo ad una recente realizzazione di Giancarlo Mazzanti a Medellìn (Colombia).
    Biblioteca a Medellìn Si tratta di una biblioteca localizzata in uno dei punti più alti della città ed inserita all’interno delle favelas, tra violenza e traffici di droga. I tre grandi sassi si distaccano dal contesto urbano come grandi totem (sembianze di tre montagne protettrici). La realizzazione si è avvalsa delle tecniche costruttive locali cercando di renderne poco complicata (anzi per nulla complicata) la messa in opera.

  7. Pilia Emmanuele Says:

    E’ un progetto che amo! Soprattutto per la sua realizzazione local/compatibile…

  8. Mario Fanti Says:

    penso davvero che noi architetti italiani dobbiamo affacciarci verso nuove mete e guardare all’estero esempi come quelli che tu ci fai notare nicola…quì in italia si fa poco e di vetri rotti ne abbiamo in gran quantità. colgo l’occasione per complimentarmi per il sito web e i lavori svolti e per questo frizzante spazio di discussione. mario

  9. Romins Says:

    Complimenti per il blog.
    Vi ho linkati al mio. Spero vi faccia piacere.

  10. Nicola Auciello Says:

    ragazzi, grazie per il link e i feed positivi.
    A prestissimo!

  11. Ivano Says:

    il riutilizzo intelligente: oggi una grande risorsa

  12. Nicola Auciello Says:

    >il riutilizzo Intelligente: oggi una grande risorsa

    Se intelligente! Difficile e complicato che accada : questi tre progettisti/artisti segnalati sono riusciti ad effettuare una rilettura di preesistenze (qualsiasi sia la loro natura) affatto scontata.

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