Sull’identità

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IO SONO CHI SONO (tutto questo fa sì che io sia insostituibile). (Insostituibile ma in fondo sostituto in moltissime funzioni). TUTTO E’ SOSTITUIBILE (l’unicità è però insostituibile).  

 

 

 Dunque il fatto che io esisto e che nessun altro può vivere per me al posto mio né può nascere né morire per me fa sì che io sia unico ed identico a me stesso. Trasliamo questo concetto in architettura: ogni organismo ha una sua identità, una sua storia, una sua anima. Si un’anima.  I muri ascoltano e non solo. Inoltre ogni muro è diverso da un’altro. Ogni muro si eleva in un posto diverso rispetto all’altro, anche di soli pochi centimetri lineari, e quindi rimane unico ed identico a se stesso e la tecnologia che interviene su di esso consente infinite declinazioni della materia: molte tecniche di finitura, a volte sofisticate a volte meno aprono nuove possibilità tali da rendere obsoleta la dicotomia tra materia naturale e creata in laboratorio (artificiale).  Il più delle volte è proprio quest’ultima che grazie alla sua identità si rivela capace di coniugare storia, cultura, tecnologia. In effetti in tempi di globalizzazione, la competizione sul mercato non si gioca più solo sul piano dei costi e della qualità, ma anche e soprattutto su quello dell’identità e della differenziazione. E’ proprio per questo motivo che si tende a parlare/scrivere quanto più di “identità” del progetto e del progettista:  forse sarebbe meglio leggerla in maniera celata tra le righe di un segno o quanto più tra le mura (invece che sentirla urlare da riviste etc. solo perchè è molto “cool” di questi tempi mostrare un segno di appartenenza!). Credo che la propria identità sia qualcosa che porti dentro e mai toglierai di dosso, per questo non c’è motivo alcuno di “vocarla”: sarà lei a farsi avanti e a dichiarare il proprio essere. Siamo italiani e per questo carichi di  storia e tradizione ci scorre dentro. Questo già è tanto, forse molto più. Di molti recenti progetti italiani, a volte, e con tristezza, leggo poca “identità”, se non nelle parole “dedicate” scritte su riviste di settore. Parole che restano parole, perchè di identità legata al territorio e alla storia neanche l’ombra. Progetti a volte interessanti ma che di italiano hanno ben poco. Tutt’altro. Riporto comunque, a conclusione del mio pensiero, un titolo di un articolo del numero del 5 giugno de L’espresso: ”Nomadi sarete voi“. L’articolo, a firma di Gianni del Vecchio e Stefano Pitrelli, descrive una recente ricerca sull’identità dei rom, in via di estinzione, e comincia così: ”Se uno zingaro vuole una casa ed un lavoro stabile, che senso ha chiamarlo nomade?”. Riflettiamo…


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7 Responses to “Sull’identità”

  1. Mario Fanti Says:

    Sento parlare e leggo di continuo sull’ identità nel progetto ma a quanto pare la nostra architettura sta perdendo la sua identità e i suoi riferimenti storici. Osserviamo molto l’estero e ci guardiamo poco alle spalle per studiare i nostri maestri e predecessori.

  2. Zaira Says:

    Se uno zingaro etc etc…..equivale a dire che razza di italiani siamo? non mi è chiaro…

  3. Nicola Auciello Says:

    Eccoci quà. La frase estratta dall’articolo “Nomadi sarete voi” l’ho presa in prestito a mo’ di provocazione ed in maniera criptica volevo lanciare un messaggio: “se noi italiani perdiamo la nostra identità progettuale di ” Italiani”, con la I maiuscola, quella identità che numerosi progettisti italiani del passato (anche recente passato) ci hanno lasciato e tramandato (Gio Ponti, Libera, Terragni, Albini, Mollino, Scarpa per citarne solo alcuni), al contrario guardiamo (e copiamo) molto l’estero che senso ha parlare di “identità”, quella legata al proprio territorio e alle proprie radici, e farsene un vessillo di battaglia?”

  4. PEJA Says:

    … O dobbiamo trovare un posto anche noi dove “rimanere viandanti”…

  5. Nicola Auciello Says:

    A volte basta poco caro Emmanuele, basta guardarsi bene attorno…. ecco ad esempio un accenno ad alcuni locali/negozi della vecchia Roma che continuano a conservare una loro “identità” tutt’oggi…(se ribaltiamo la nostra attenzione al manufatto invece che al progettista)

  6. PEJA Says:

    Caro Nicola, scusami ma non ho capito la risposta al mio commento! :)

  7. Nicola Auciello Says:

    Scusa Emmanuele, mi sembrava semplice, ma forse pensandoci bene un po’ troppo ermetica la mia risposta:

    - PEJA Says:
    … O dobbiamo trovare un posto anche noi dove “rimanere viandanti”…

    -Nicola Auciello Says:

    A volte basta poco caro Emmanuele etc etc….

    Mi scrivi di un posto dove “rimanere viandanti” con un intelligente e ironico gioco di parole….al fine di ritrovare una propria identità (cioè il contrario di ciò che oggi i rom richiedono? …?)

    Beh la mia risposta è stata che a volte basta guardarsi attorno per ritrovare un segno di riconoscibilità (riportando il nostro discorso sempre alla progettazione e al progettato), di storia (nel quotidiano) e quinti di identità legata al territorio nonchè alle persone, non bisogna trovare un posto per “rimanere viandanti”, a volte lo stesso è molto vicino per ritrovarsi: un caso molto trascurato è quello di negozi e locali storici (quelli segnalati nel post sono in roma), che continuano a conservare e a portar con sè la loro storia (volendo trattare il tema di salvaguardia e rispetto degli interni e a volte di una buona e rispettosa riprogettazione degli stessi). Locali che conservano ancora un’anima e un’identità legata al territorio. Spero di essermi chiarito questa volta… :-)

    E a proposito di rom e di identità un invito alla visione del film ROME TO ROMA - DIARIO NOMADE un film di Giorgio de Finis il 20 c.m. alle ore 17:00 presso la CASA DELL’ARCHITETTURA di ROMA.

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