Passeggiando per Berlino pensavo
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Ho pensato molto nei giorni passati a ciò che facesse parte dello stile berlinese e ciò che non lo fosse. Abbiamo anche giocato molto per strada, un po’ come a battaglia navale, a chi affondava più giovani 25/30/35enni di nero vestiti. Al coffee, per strada, al museo. Una “soffiata” (ma anche il salone del mobile di Milano racconta…), ci dice che “gli architetti” e “i designer” quì vestono assolutamente di nero: questo rientra nello “stile Berlino”. Faccio mente locale pensando ai tanti colleghi italiani e non v’è n’è uno che veste colorato (siamo forse tutti “berlinesi repressi” o con la voglia di diventarlo). Una città libera, underground, informale, carica d’arte. Dicono che sia la città più innovativa, in questo momento, in arte e design, forse l’humus perfetto per giovani artisti e disegnatori affermati. Addirittura l’Unesco dichiara Berlino “Città del design 2006″. Il design e l’architettura sono il simbolo di Berlino ed è su questo che le giovani menti fresche puntano. Lo Stato, d’altra parte, li aiuta. Piccoli progettisti vengono aiutati con finanziamenti,cooperative, fideiussioni dello stato, servizi bancari agevolati. Nell’area di Mitte, sono a migliaia gli artisti che hanno trovato un luogo per sviluppare le proprie capacità creative. Spazi enormi di movimento accompagnano una grande libertà espressiva nonchè fisica. Un piccolo studio di design/arte/architettura costa circa 110,00/200,00 euro al mese, Adsl inclusa. Affittare un negozio costa circa 300/500 euro mensili e ugualmente costa un appartamento (di taglio medio/grande). In pratica: chi vive a Berlino è spinto a interessarsi allo sviluppo, al progresso, più che al passato; chi vive a Roma, è sepolto dal passato (forse è per questo che non c’è presente!). Mattias, collega/amico (berlinese)ora facente farte del corpo docenza presso la facoltà di architettura di Berlino mi racconta che il metodo d’insegnamento quì è libero. Si insegna a coltivare un proprio pensiero, a far sì che ci sia una multidisciplinarità tra l’economia , la scienza e l’arte, nonchè la tecnologia. Quì insegnamo ad inventare senza limiti, mi dice, in Italia si insegna, il più delle volte, a copiare…senza limiti! Ed i risultati, in questo momento, sono visibili.
