Domus piange, Casabella non ride e Abitare fa l’uncinetto!
Ante facto
Cosa dire della direzione di Boeri? Certamente un coraggioso cambiamento di rotta con una decisa virata verso i problemi sociali e geopolitici che stanno , direbbe Persico, oltre l’architettura. Ma anche un fallimento sul versante critico e disciplinare. Pochissimi i progetti presentati, scarsa e nulla l’attenzione verso i giovani, i meno giovani, gli anziani che non bazzicano il circo dello Star System. Non possiedo dati precisi, ma le voci che girano sono di un crollo delle vendite, dopo una prima fase di curiosità. Voci che però vengono seccamente smentite da Boeri, secondo il quale la rivista ha, invece, aumentato inserzionisti e tiratura. Ma che implicitamente appaiono essere confermate dalla scelta del nuovo direttore, Flavio Albanese, il cui profilo più orientato verso la professione, l’interior design e la moda e’ antitetico a quello del direttore precedente. Se Domus piange, Casabella, l’altra storica testata, non ride. Diretta dal 1996 da Francesco dal Co e’ diventata un magazine illeggibile: pochi scritti critici, progetti scontati e soprattutto un tono saccente e snob che da un lato stigmatizza quella che definisce l’architettura dell’immagine e della comunicazione e dall’altro, di fatto, la pubblica senza colpo ferire anche per rendere il prodotto editoriale, che altrimenti non lo sarebbe affatto, appetibile alle edicole. Una pena per chi considera che Casabella e’ stata la più importante rivista italiana, diretta da personaggi del calibro di Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico. Direttori che durano troppo, direttori che vengono bruciati troppo presto: e’ questo il problema? Non saprei rispondere. Certo e’ che oggi le riviste di architettura stanno vivendo un momento di crisi. Prova ne sia che alcune come L’Architettura hanno chiuso e altre, come Controspazio, non escono da diverso tempo. Sono sempre meno i clienti che, infatti, sono disposti a pagare una decina di euro per un prodotto che dispensa informazioni molte delle quali possono essere ottenute, per altra via, gratuitamente, per esempio via internet. E poi, chi l’ha detto che oggi si debba continuare a gestire la pubblicistica di architettura con i criteri antiquati e paludati di trenta anni fa?
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