E’ possibile?
E’ possibile essere un bravo architetto, “fare grande architettura”, ma allo stesso tempo non essere assorbiti totalmente dal proprio lavoro, riuscire a “costruire” anche una vita parallela? Ognuno è un’individualità*, …vero! L’anima è la stessa, sempre, ma ogni mente è diversa*, …vero! Ma, replico, sono millenni che l’Architettura, nonostante l’aiuto e progresso della tecnologia (a favore anche dei progettisti), rimane (nelle fasi creative/progettuali e di realizzazione) sempre identica a se stessa: ti prende, ti avvolge, ti coinvolge fino, a volte, a toglierti il respiro e non lasciarti mai tempo o a volte rincorrerlo.
La riflessione nasce dopo aver visto l’ ultimo film/documentario di Nathalie Kahn, anche se con un po’ di ritardo: My Architect. E’ da tempo che cercavo di vedere questo film avendolo perso al cinema la scorsa primavera. Ho provato anche a richiederlo alla cineteca, quella sotto casa, ma è uno di quei film che“non fa cassa” per cui la risposta è stata purtroppo negativa. Ho acquistato, quindi (e lo consiglio a tutti) il dvd e solo ieri sera, sono riuscito,finalmente, nell’intento. Bel documentario, belle architetture, belle musiche di Neil Young ma ciò che emerge è un “genio dell’architettura mondiale” che insieme a Gropius, Wright, Le Corbusier, Aalto, è degno di essere menzionato tra gli architetti, quelli con la “A” maiuscola, ma allo stesso tempo un uomo in continua fuga dalla realtà e pieno di contraddizioni: un uomo che ha annullato i suoi rapporti umani, i suoi affetti (per le sue donne, per i suoi figli,per i suoi amici) per fare “Architettura”. Morto alla Pennsylvania Station di New York. Nessuno si presentò ad identificare il cadavere per tre giorni. Era Louis Kahn uno dei più grandi architetti del XX secolo: l’architetto che aveva costruito interi quartieri, grandiosi edifici. Di seguito un estratto su “cos’è l’Architettura” per Kahn:
Ma è dall’architettura che è venuta la soluzione. Pensate a una magnifica espressione che fu ispirata da Adriano. Adriano voleva realizzare un luogo dove ognuno potesse praticare, con uguali diritti, il suo culto.Il risultato fu il Pantheon.Ci ha lasciato una meravigliosa interpretazione: un edificio circolare incompatibile con qualsiasi formalizzazione del rituale.Fu geniale tracciare un’unica apertura verso il cielo. […] Le aspirazioni dell’uomo, ciò che le ispira, sono l’inizio del lavoro dell’architetto.La mente è l’anima, lo spirito e il cervello, il cervello è semplicemente fisico. Ecco perché una macchina non sarà mai in grado di comporre la musica di Bach. La mente è davvero il centro dell’incommensurabile; il cervello è il centro del misurabile. L’anima è la stessa, sempre, ma ogni mente è diversa. Ognuno è un’individualità”.

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